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Un enzima artificiale

le pillole di carlo: un enzima artificiale

 

I ricercatori del Johns Hopkins Medicine hanno creato un enzima artificiale che impedisce la diffusione dell’alfa-sinucleina.

I risultati potrebbero avere implicazioni positive per il trattamento della malattia di Parkinson.

Un numero crescente di ricerche ha dimostrato che l’alfa-sinucleina deforme e mal ripiegata, colpevole della malattia di Parkinson, viaggia dall’intestino al cervello, dove si diffonde e si aggrega insieme ad accumuli tossici noti come corpi di Lewy. Questi accumuli sono responsabili della morte delle cellule celebrali. I ricercatori del John Hopkins Medicine hanno creato in laboratorio un enzima artificiale che impedisce la diffusione dell’alfa-sinucleina mal ripiegata che potrebbe diventare la base per un nuovo trattamento anti-Parkinson.

Gli enzimi artificiali, combinazioni nanometriche (un nanometro è un miliardesimo di metro) di platino e rame chiamate nano leghe bimetalliche, sono stati creati dal team di ricerca per sfruttarne le forti proprietà antiossidanti. Quando vengono iniettati nel cervello gli enzimi cercano le specie reattive dell’ossigeno, divorandole e impedendo loro di causare danni ai neuroni nel cervello. Gli enzimi artificiali imitano il comportamento di due enzimi presenti nel nostro corpo che scompongono le specie reattive dell’ossigeno. Lo studio ha dimostrato che si riduce la patologia indotta dall’alfa-sinucleina e si inibisce la neurotossicità, oltre a diminuire le specie reattive dell’ossigeno. Il nanozima ha anche impedito all’alfa-sinucleina di passare da una cellula all’altra e tra le due aree del mesencefalo che influenzano il movimento e la cognizione.

Il Dr. Xiaobo Mao ha collaborato a lungo con il collega esperto di malattia di Parkinson, il Dr. Ted Dawson, professore di neurologia e direttore dell’Istituto per l’ingegneria cellulare presso la Johns Hopkins University School of Medicine. Dawson ha recentemente dimostrato che l’alfa-sinucleina mal ripiegata viaggia lungo il nervo vago dall’intestino al cervello. Il Dr Mao spera che ulteriori ricerche possano collegare i due risultati e portare ad un nuovo trattamento per la malattia di Parkinson orientato a proteggere l’intestino.

 

Fonte: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1748013220301973

 

 

 

 

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