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La storia di Carlo Alberto

 

testimonianze calberto1Carlo Alberto, Laureato in Ingegneria al Politecnico di Milano con Master a Fontainebleau, è coniugato con Antonella ed è padre di due figlie: la prima Laureata in matematica e fisica presso la UCL di Londra, poi Master in Filosofia della Scienza ed ora in USA per un dottorato e la minore Laureata in Architettura. Carlo, all’età di 25 anni entra in una prestigiosa Società di consulenza, percorre tutti i gradini dell’organizzazione fino a diventare Partner della stessa.

 

... ... ... , quando hai scoperto la malattia?

A 50 anni, quando avevo da poco lasciato l’Azienda, decisi di prendermi un periodo di vacanza per navigare per i mari del mondo inseguendo i climi caldi. Un giro del mondo durato circa 2 anni con una comoda barca a vela di 22 metri. Alcuni disturbi, come un leggero tremore alle mani, una rigidità alle gambe e della mimica facciale (facies figee, ipomimia), unite a “famigliarità” con la MdP - durante una pausa di navigazione - hanno suggerito al mio medico di famiglia di sottopormi ad una visita neurologica. Quest'ultima, convalidata da esami strumentali, confermò la malattia.

 

Quale è stata l’evoluzione della malattia?

Il decorso è stato come quello di tanti altri parkinsoniani: un certo miglioramento iniziale, una relativa stabilità e un lento e inarrestabile peggioramento. Oggi, a 5 anni dalla diagnosi, posso ancora gestire discretamente la situazione.

 

E il tuo rapporto col “compagno P” ... ?

Per non pensare alla malattia e reagire positivamente alla stessa, ho voluto continuare una mia passione: la barca a vela. Da ragazzino conducevo una “Alpa S” e usavo il windsurf, a 18 anni presi la patente nautica, ma dovetti abbandonare questo sport a causa di impegni professionali, salvo – verso i 30 – riprendere parzialmente questo mio interesse. La mia barca, Bora Bora (52 piedi), è ormeggiata a Cagliari per l'inverno e per svariati anni ho incrociato nel mar Mediterraneo di cui conosco tutti gli angoli.

testimonianze calberto2Quest'anno ho preferito che qualcuno mi aiutasse a gestire la navigazione, Lo scorso anno, dopo la Laurea della mia prima figlia che espresse il desiderio di una traversata, come “premio” per la brillante conclusione del suo ciclo di studi, si ripresentò l'occasione di una nuova traversata dell'atlantico. Usammo una barca più grande, Serenitè, di 75 piedi, quella usata per il giro del mondo. La barca partì nel settembre 2010 dalla Turchia, raggiunse le Canarie (dove mi imbarcai ai primi di novembre), passammo da Capo Verde, quindi la traversata oceanica (della durata di 12 giorni) per giungere ai primi di dicembre del 2010. Li sono rimasto imbarcato fino ad aprile 2011 girovagando tra le svariate isole caraibiche. Sulla barca, ovviamente, non ero solo. C’era il Capitano, mia figlia con i suoi amici, io con i miei e in totale otto persone a bordo.  Questa è stata la terza traversata, la prima – anni fa – quando feci il giro del mondo cui è seguita, qualche anno dopo, un’altra traversata oceanica.

Durante questo ultimo viaggio non ho pensato molto a “Mr. P”, anche perché alcuni sintomi erano migliorati: meno momenti di depressione, non più disturbi del sonno. Potevo serenamente contribuire al gruppo, anche se ho rinunciato a fare il mio turno di guardia da solo, pescando (tonni, wahoo, mahi-mahi), oppure controllando la rotta o controllando l'orizzonte in caso di incroci con altre barche. Sarei pronto per un’altra traversata, sempre con “Mr. P”, che come sapete, non mi abbandona mai.

 

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