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La storia di Maria

 

testimonianze mariagMaria ha svolto il mestiere di cuoca da una vita: per quarant’anni ha prestato la sua attività presso lo stesso ristorante in Milano. Era un punto di riferimento per tutti gli avventori. La sua abilità ed esperienza l’hanno resa famosa. Sapeva cucinare indifferentemente “primi” e “secondi” piatti con creatività. Non aveva il “piatto della casa”, lei non aveva preferenze. La sua cucina si basava su ricette tradizionali, genuina ed accurata nella scelta dei cibi, non accettava confronti neppure con le “stelle” della Guida Michelin. Un solo piatto preparava di malavoglia perché la sua preparazione richiedeva pazienza e molto tempo: il “minestrone”, con verdure fresche (non surgelate), pulite, spezzettate, cucinate a dovere. Ma, ironia della sorte, era il piatto più gettonato dai clienti! Felicemente sposata (il marito era salumiere) ha due figli: il primo, Attilio, che fa il cuoco, mentre il secondo, Mario, é bancario. Sono due figli d’oro!

 

... ... ... , quando hai scoperto la malattia?

Nel 2006 mi è stata diagnosticata la MdP. avevo un tremore alla mano sinistra. Alla morte di mio marito, che ho tanto amato, e per attutire il grande dolore, i figli mi hanno accompagnato in vacanza in Corsica. Durante il soggiorno mi è venuto un attacco di sciatica; sono stata visitata da un medico del posto che mi ha prescritto degli anti dolorifici che mi hanno attutito il dolore ma – al tempo stesso – mi hanno fatto cessare completamente il tremore. Coincidenza o quel farmaco agisce positivamente anche sulla MdP?

 

Quale è stata l’evoluzione della malattia?

La “caduta” è stata concomitante con la morte di mio marito avvenuta circa due anni fa. Non ho accettato la sua scomparsa e il mio corpo ha reagito negativamente. Ho sempre “tenuto dentro” tutto il mio grande dolore. Sono diventata taciturna, triste, malinconica. Ora ho difficoltà nella parola: mi incespico, mi innervosisco e non riesco più a completare la frase. Le parole si “inchiodano” in bocca e non riesco più a parlare. Ho anche difficoltà a deglutire (disfagia?). Dormo poco di notte, giro per casa o leggo, leggo molto. Tuttavia questa insonnia è iniziata nel 1974, dopo avere trascorso 40 in giorni in ospedale per assistere il mio piccolo Mario colpito da un blocco renale; quell’ episodio mi ha disturbato il sistema nervoso ... e ancora oggi ne risento.

 

E il tuo rapporto col “compagno P” ... ?

E’ un “compagno” che non amo e mi chiedo spesso perché è venuto proprio da me. Tuttavia cerco di reagire, prendo regolarmente le medicine e poi faccio attività che migliorano il mio stato generale di salute; i miei figli hanno riscontrato un miglioramento ed anche i miei amici di Biodanza mi hanno detto che ho un viso meno triste. Seguo cantoterapia e ora inizierò Feldenkrais. Il “compagno P” è un po’ scomodo. Cerco però di conviverci il meglio possibile, grazie anche all’aiuto di tutti coloro che mi sono vicini e, a volte, mi sopportano ... grazie di cuore a tutti. Un grazie caloroso anche al nuovo gruppo di Biodanza guidato da Cinzia, che mi ha accettata semplicemente per quella che sono, mettendomi da subito a mio agio e facendomi sentire parte integrante del progetto. Anche se a volte sono un po’ silenziosa ... preferisco da sempre l’ascolto al parlare, sarà per il luogo dove sono nata, un luogo in cui la maestosità e la durezza delle montagne che ti circondano finiscono poi per entrarti anche un po’ dentro facendoti prediligere la contemplazione all’essere protagonista sul palco. Riesco a dimenticare il Parkinson solo quando mi rimetto ai fornelli, a casa mia, in occasione di inviti che i miei figli fanno regolarmente ai loro numerosi amici.

 

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