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Medicina narrativa

Da qualche tempo si parla di medicina narrativa (“Narrative Based Medicine”, termine coniato da Rita Charon, Facoltà di Medicina della Columbia University), che vede la terapia soprattutto come un processo sociale. In questi modelli le narrazioni hanno un ruolo centrale nella terapia.

L'Azienda sanitaria di Firenze è stata fra le prime strutture di sanità pubblica in Italia ad avviare, tramite il progetto NAME (narrative based medicine) la pratica messa a punto negli anni 80 alla Harvard Medical School da Arthur Kleinman e Byron Good, due psichiatri e antropologi che hanno messo in luce la distinzione tra malattia in senso biomedico (disease) e l'esperienza soggettiva che la persona ha dello star male (illness).

L'attenzione al vissuto del paziente ed al suo modo di percepire la malattia come strumento per migliorare le cure, rendere più efficaci le terapie, adeguare l'organizzazione dell'assistenza e dei servizi, offrire a medici, infermieri, operatori sociali e terapisti nuove opportunità professionali e motivazioni personali.

Tra le prime In Italia ad aver avviato azioni di medicina narrativa, l'Asl 10, ha fatto ricerca e formazione dando infine vita al Laboratorio di medicina narrativa che riunisce le strutture di cardiologia, oncologia, terapia intensiva, reumatologia, infermieristica, rischio clinico, comunicazione, relazioni con il pubblico, innovazione e sviluppo dei servizi sanitari, formazione, epidemiologia, educazione alla salute, sponsorizzazioni.

È stato stilato il "Decalogo del buon paziente e del buon medico". Analizzando colloqui videoregistrati sono stati individuati gli aspetti migliorabili nei diversi tipi di approccio relazionale, dal punto di vista verbale, non-verbale e del setting

Altra iniziativa è “Viverla Tutta”,una campagna di comunicazione e impegno sociale promossa da Pfizer, con il coinvolgimento della Comunità Scientifica e delle Istituzioni, per dare voce alle storie di malattia e ai loro protagonisti, per riconoscere un valore a queste testimonianze di vita, sia sotto il profilo sociale, sia sotto il profilo terapeutico, grazie all'ausilio della Medicina Narrativa.
Giunta al settimo anno (2017) la campagna inaugura, tramite il progetto “Audiolibri”, l'edizione “Con occhi diversi”. Alcune storie verranno trasformate in una animazione video, a cui un attore presterà la voce. Queste storie verranno così pubblicate sul sito e sulla pagina face book dell'iniziativa, trovando nuove orecchie e nuovi occhi ad accoglierle.

Nel 2017 ha preso il via il Master in Medicina Narrativa Applicata di Fondazione ISTUD, che si pone l’obiettivo di formare in modo strutturato e consapevole i professionisti della cura all’uso della narrazione nelle realtà cliniche e sociali in cui operano.
Il Master in Medicina Narrativa Applicata è accreditato dal sistema di Educazione Continua in Medicina, il programma nazionale del Ministero della Salute per la formazione degli operatori sanitari.

Altra significativa esperienza quella della Società Italiana di Medicina Narrativa (S.I.M.N.), fondata a Catania nel 2009, si pone come obiettivo primario quello di approfondire e di divulgare le tematiche attinenti la Medicina Narrativa, ponendo al centro del suo interesse la "narrazione" dei pazienti, ed anche dei medici, in tutti i contesti in cui queste prendono vita (ospedali, ambulatori, territorio, ecc) e con tutte le gradualità con cui vengono proposte (interviste, racconti, romanzi, films, ecc).

Intervista al prof. Antonio Virzi, Presidente della Società S.I.M.N. 

L'Istituto Superiore di Sanità afferma che la narrazione dell'esperienza personale dovrebbe avere un ruolo significativo nelle relazioni di cura, perché la sofferenza richiede di essere inserita in racconti reali per acquisire un senso preciso, diventare condivisibile e trasformarsi in risorsa.

Le "Linee di indirizzo per l'utilizzo della medicina narrativa" sono state presentate a Roma 11 - 12 giugno 2014 nella Conferenza Internazionale presso Istituto Superiore Sanità, CNMR Centro Nazionale Malattie Rare.

Nella Cartella Clinica si inseriscono notizie che riguardano direttamente la storia individuale del paziente; informazioni che si aggiungono al percorso di cura e di assistenza in modo da ottenere maggiore aderenza alla terapia.

Nel 2016 è stato presentato a Torino il progetto letterario Strumenti per raccontarsi e altro ancora che coinvolgerà sia gli studenti della Scuola, sia chiunque voglia condividere la propria esperienza diretta di malattia o quella di coloro che si sono trovati ad assistere una persona cara.
Obiettivo della campagna è portare all’attenzione dell’opinione pubblica il valore della medicina narrativa, che riconosce il ruolo cruciale delle testimonianze dei pazienti e dell’ascolto da parte del medico

La "parola che cura" uno strumento che - attraverso l'ascolto - permette di trovare senso e sollievo alla sofferenza, migliorare l'aderenza alle cure.

Lo studio si chiama "Viverla tutta" una iniziativa creata con la collaborazione degli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità, Asl 10 di Firenze, European Society for Health and Medical Sociology. Il primo studio di Medicina Narrativa sul web.

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