La storia di Carolina

 

testimonianze carolinaUn’infanzia difficile quella di Carolina: a 14 anni mondina in una risaia del Piemonte, lavorando per 40 giorni in cambio di 40 mila Lire e 40 Kg. di riso! Vitto e alloggio (sic!) assicurati: il menù prevedeva riso e fagioli, poi fagioli e riso, sistemazione in un camerone da con-dividere con le compagne ed ammassata sul camion per il trasporto sul posto di lavoro.

Più tardi “alla pari” in Inghilterra, partita senza conoscere una parola di inglese. La morte del padre e il dissesto economico portano al se-questro di tutti i mobili di casa. Sono anni duri per tutta la famiglia.

Di seguito - a diciassette anni - commessa prima alla Alemagna, poi a “la Rinascente”. Al grande magazzino ci resta per 17 anni (in due differenti periodi) e vive i momenti più belli della sua carriera lavorativa quando era motivo d’orgoglio lavorare ai grandi magazzini dove le commesse erano “belle ragazze in abiti vivaci che suscitavano pensieri amorosi” (cfr. Gaetano Afeltra, elzeviro “Memorie di un emigrato”) ed all’uscita dal lavoro una parata di “macchinoni” e ”fuoriserie” aspettavano le ragazze. Dopo oltre vent’anni lascia il lavoro per dedicarsi alla famiglia: marito e due figli, gestendo temporaneamente un negozio di cartoleria.

 

... ... ... , quando hai scoperto la malattia?

Ero in casa davanti al televisore che riprendeva una cerimonia religiosa con Papa Giovani Paolo II - il Papa buono - che da tempo mostrava il suo corpo sfigurato dalla malattia: il Parkinson. Ho visto il gesto umano ed istintivo di Papa Wojtila: quello di battere il pugno sul tavolo perché non poteva comunicare con la gente come nel passato. Istintivamente mi venne l’idea di confrontare i suoi sintomi con i miei, che da qualche tempo si erano manifestati: difficoltà nel formulare le parole (disartria), il tono di voce sempre più flebile (ìpofonia), il tremore alle mani. Feci subito la mia autodiagnosi: malattia di Parkinson. L’incontro con il neurologo confermò la mia intuizione. Mi son detta fra me e me “tel chì che’ el riva”.

 

Quale è stata l’evoluzione della malattia?

Circa 17 anni trascorsi quasi “normalmente”, seppure con qualche rigidità muscolare corretta con dosi di Madopar. Ho proseguito periodici controlli con il S.S.N., presso differenti strutture, senza avere un neurologo di riferimento. Tempo fa ero alla guida della mia auto quando improvvisamente notai strani sintomi: la testa “vuota”. Ebbi paura, lasciai l’auto in strada e tornai a casa con i mezzi; da quel momento abbandonai per sempre la guida. Ora mi sento meglio. E’ rimasto il problema nella scrittura (micrografia).

 

E il tuo rapporto col “compagno P” ... ?

Lo ignoro, cerco di fare la mia vita senza pensare alla malattia. Ho superato anche un intervento al cuore (forse è stato proprio questo stress a scatenare la MdP). Oggi vivo sola, dopo il divorzio da mio marito. Mi sono d’aiuto i miei cani Molly e Rudi una coppia di Shih Tzu (Cina Tibet) con il loro figlio Popi. Ogni volta che rientro a casa mi fanno festa come fosse un secolo che non ci vediamo. Forse mi ha aiutato anche il Buddismo che ho seguito dal 1985 e per molti anni; oggi ho abbandonato questa pratica.

 

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