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29 novembre: Giornata Nazionale Parkinson

29 novembre: Giornata Nazionale Parkinson

fabrizio tammaIn occasione della Giornata della malattia di Parkinson pubblichiamo l’intervista al Dottore Filippo Tamma, neurologo con profonda specializzazione per il trattamento delle malattie neurodegenerative in particolare la diagnosi e la gestione della malattia di Parkinson 

Dott. Tamma, Lei ha maturato una vasta esperienza nella gestione delle problematiche derivanti dall’insorgere della malattia di Parkinson, promuovendo un approccio olistico in grado di contribuire alla trattazione della patologia. Ce lo può descrivere?

Il metodo olistico prende in considerazione la persona come una sola entità, con l’obiettivo di diagnosticare quanto prima l’insorgere della malattia, per far poi convergere le varie metodiche per contrastare la malattia. Abbiamo quindi la terapia farmacologica con il ruolo predominante della Levodopa. La fisioterapia, la ginnastica / camminata quotidiana, il supporto psicologico e lo stile di vita nel suo complesso. Il neurologo può così porsi come punto di sintesi in grado di seguire il paziente a 360°.  

Quali sono, secondo Lei, le principali criticità che incontra il paziente che si avvicini alla struttura medica?

Sono quelle criticità che si incontrano purtroppo nella maggioranza delle SSN e sono legate agli aspetti organizzativi, alla carenza di soggetti non medico scientifici che costringono il medico a svolgere compiti amministrativi, alle tempistiche ridotte per le diagnosi, In pratica oggi il medico è spesso chiamato a ricoprire numerosi ruoli non di carattere medico - scientifico. Così una visita di controllo, che dovrebbe durare 30 minuti, può durare anche non più di 20. 

Questa situazione è spesso alimentata da una conoscenza non completa dei processi che governano l’attività clinica, resa ancor più complessa da una progressiva riduzione delle risorse economico – finanziarie disponibili. Un discorso a parte poi, meriterebbero i sistemi informativi, spesso frammentati e obsoleti.

Nel percorso diagnostico - assistenziale, come e quando viene coinvolta la famiglia e come si affronta la sua comprensibile preoccupazione?

La malattia di Parkinson coinvolge la famiglia nel suo complesso. Sono necessarie misure di supporto psicologico e aiuti concreti per i famigliari che gestiscono  il malato. In  questo possono essere di grande aiuto le Associazioni che oltre le attività complementari forniscono informazioni utili e precise su centri di riabilitazione etc.

Le ricerche svolte negli ultimi quaranta anni hanno confermato la validità del trattamento farmacologico ma forse i miglioramenti e le risposte alla malattia derivano da numerose pratiche con progressivi miglioramenti e risposte. Quale ritiene sia, allo stato attuale delle conoscenze, il percorso di cura più promettente per la persona che oggi viene diagnosticata come portatrice della malattia di Parkinson?

Non c’è un percorso ideale; per me è la sommatoria e il compendio delle conoscenze e dei saperi che potrebbero progressivamente portare a miglioramenti. Sarebbe interessante far dialogare gli Ospedali e il medico di famiglia per poter disporre di un quadro completo ed aggiornato dello stato del paziente. In realtà sul territorio si fa ancora poco e non si vedono grosse innovazioni a breve.

Lei è stato dal 2009 uno dei promotori di una struttura all’avanguardia nella lotta al Parkinson, situata nel Sud, dove storicamente l’assistenza è più frammentata e meno coordinata. Quali sono le opportunità e le peculiarità promosse dai centri privati?

Questo è un aspetto delicato, laddove spesso il paziente non si fida completamente del presidio locale e preferisce rivolgersi a strutture del Nord Italia. In realtà queste strutture possono supplire egregiamente alle necessità riducendo la necessità di lunghi spostamenti.

Un ultimo aspetto che vale la pena di sottolineare è il ruolo che possono giocare le Associazioni che si occupano di persone con malattia ldi Parkinson. Oggi ci troviamo di fronte a un numero molto elevato di iniziative con approcci e finalità diversificate. Per rendere più efficace e incisivo il loro ruolo, secondo me le Associazioni dovrebbero promuovere e fruire di un coordinamento centrale che ne ottimizzi le iniziative e le risorse, risultando anche in grado di dialogare con gli enti della politica sanitaria

 

 

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