La facciata non completata e “nuda” rende questa chiesa meno accattivante rispetto ad altre basiliche milanesi dall’aspetto esterno esteticamente più vistoso ma sarebbe un errore non entrare ad ammirare il suo interno!
Ci accoglie il Barocco lombardo tardo cinquecentesco, più austero di quello romano ma che colpisce, proprio in contrasto con la facciata scarna, per la ricchezza e abbondanza di stucchi, decorazioni, arredi, statue, dipinti, tanto che è arduo per l’occhio trovare uno spazio libero: l’horror vacui impera.
Rilevata l’importanza degli scavi archeologici scoperti durante i lavori per la costruzione della metropolitana, che probabilmente verranno inseriti in un percorso archeologico cittadino, siamo entrati all'interno. La basilica sorge su un grande cimitero che in passato si sviluppava lungo tutta via San Vittore, arteria importante di entrata in città, fino a Sant’Ambrogio ed è attestata la presenza di un mausoleo imperiale a pianta centrale entro un recinto ottagonale. I monumenti funebri hanno permesso, attraverso lo studio degli scheletri condotto dalla dottoressa Cattaneo, di reperire importanti informazioni sulla vita della Milano di epoca preromana e altomedievale.
Accoglie il fedele, nel suo percorso di perfezionamento umano e religioso, la bussola con le statue lignee delle quattro virtù del Cairo e i dipinti dei quattro principali ordini religiosi. La volta a botte, che favorisce la diffusione sonora rispetto alla volta a crociera, riccamente decorata,sovrasta la navata centrale. Sul pavimento si trova rappresentato Vittore, soldato cristiano, con scudo elmo e spada, martire a Lodi per essersi rifiutato di sacrificare all'imperatore, personaggio caro a Sant'Ambrogio che gli dedicò il sacello detto di San Vittore in ciel d'oro, prima separato ma attualmente incorporato nella vicina basilica di Sant' Ambrogio: la pia tradizione lo tramanda vivo, processato, incarcerato e martirizzato a Milano, dove si trovano molte chiese a lui dedicate.
La chiesa di san Vittore al corpo inizialmente è monastero benedettino ma, nella fase della commenda, in cui l'ordine era retto da un capo esterno non necessariamente religioso, attraversò un periodo di decadenza e vi subentrarono i monaci Olivetani, provenienti da Baggio, che rinnovarono la chiesa ruotandone di centottanta gradi l'orientamento e arricchendola tramite l'opera di due architetti: il Seregni e l'Alessi.
Visitiamo sei cappelle situate, rispettivamente, tre a sinistra e tre a destra, due delle quali particolari perché concepite in modo da quasi dilatarsi verso la navata centrale: ciò è realizzato attraverso la decorazione dei pilastri dell'anticappella. È evidente l'intento decorativo inscindibile da quello educativo. Gli stucchi sono ricchissimi: deposizione, crocifisso, simboli universalmente comprensibili ai fedeli ma anche altri emblemi (il velo della Veronica, il pastorale, gli strumenti musicali, il braciere ardente, il gallo ecc, alcuni collegati alla simbologia mariana) che appartengono a una simbologia rivolta a un pubblico più colto e raffinato che, certamente, frequentava la chiesa.
Lo sguardo alla cupola è quasi stordito dalla profusione di musicanti, Sibille profeti e motivi floreali mentre accediamo alla Sacrestia, luogo di raccoglimento spirituale e di celebrazione, come denota la presenza del magnifico altare decorato con la scagliola. Questa polvere di marmo veniva usata tipicamente nei luoghi privi di cave come Milano, mescolata a colle colorate fatte colare in un'armatura poi levigata e impermeabilizzata: accanto al monte degli Olivetani, si ammirano corolle dai petali screziati e motivi geometrici che imitano cromaticamente le venature marmorizzate.
Passando nella zona absidale, abbiamo apprezzato il coro ligneo e il grande leggio soprelevato; dai fianchi dell'altare maggiore, decorato con medaglioni di pietre dure (lapislazzuli, occhio di tigre, agate e ametista), fuoriescono eliotropi dal cuore finemente cesellato: come dice l'etimologia, i precursori dei girasoli!
Mi ha molto colpito, della cappella dedicata a Maria, con i suoi balconi scenografici e il dipinto dell'Ascensione al cielo della Madonna in un tripudio di angioli dorati, il cancelletto con un intrico di boccioli, delicate foglioline e rose sbocciate: insomma, un roseto in ferro battuto!
All'uscita sul sagrato, il tepore primaverile accoglie i nostri saluti amichevoli e, avviandoci verso casa, serbiamo in mente le parole appassionate della nostra ottima mentore professoressa Roda, che ha valorizzato per noi una basilica solitamente poco conosciuta, al di fuori dai consueti circuiti turistici ma che davvero valeva la pena visitare: alla prossima!
a cura di Ilaria
Eccezionalmente in occasione dell'iniziativa "Campanile Aperto" promossa da giovani volontari, siamo saliti sulla torre campanaria.
Grazie alle guide, tramite una scala che si fa progressivamente sempre più ripida, siamo arrivati a circa 50 metri e d'altezza. Oltre che ammirare la vista sulla nostra bella città, sono rimasta colpita dalla passione e bravura di questi ragazzi, che ci hanno incuriosito con aneddoti, raccontato la cura e i segreti con cui si dedicano a questa antica arte.
Potente ed emozionante il suono e la magnificenza delle campane, che poi hanno suonato a festa per noi un Canto Mariano.
E stato davvero bello!
Foto e testo di Patrizia
Eccezionalmente in occasione dell'iniziativa "Campanile Aperto" promossa da giovani volontari, siamo saliti sulla torre campanaria.