Nella luminosa sede della Associazione, nel pomeriggio del 18 marzo, si è tenuto un incontro sull'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, quale approfondimento della visita fatta a Santa Maria delle Grazie nella tarda primavera dello scorso anno.
Il capolavoro leonardesco è conosciuto da tutti e tutti ne apprezzano il realismo e l'armonia dei colori, tanto che i personaggi, che quasi di affacciano da una balconata, sembrano vivi e presenti.
È invece sconosciuta ai più la genesi del dipinto, chi sono i personaggi che lo hanno voluto e da ultimo le sue valenze simbolico-religiose.
L'incontro, a cui hanno partecipato una ventina di associati e amici,è iniziato con la precisazione di alcune note tecniche: la Cena vinciana non è un affresco, ma venne dipinta a secco.
Lo sperimentalismo di Leonardo, che non aveva calcolato il terribile impatto che l'umidità avrebbe avuto sulla sua opera, aveva scelto questa tecnica inadatta alle murature per evidenziare gli effetti luminosi e per meglio caricare le espressioni degli astanti.
L'opera di Leonardo venne commissionata da Ludovico il Moro, che aveva scelto le Grazie come chiesa dove erigere la tomba della sua famiglia e approvata dal priore Vincenzo Bandello, religioso di grande cultura teologica e intimo del Moro.
La conferenza ha poi presentato l'ambiente dove il Maestro ha immaginato l'ultimo banchetto pasquale del Cristo con i suoi apostoli, un ambiente che in modo illusionistico continua il refettorio domenicano, sfruttando addirittura la stessa reale illuminazione.
Poi, a partire dalla figura centrale di Gesù, fuoco simbolico e prospettico, si è passati a presentare i commensali, per la cui raffigurazione Leonardo ha tenuto conto dei Vangeli e della letteratura religiosa dell'epoca. Infatti le parole del Cristo:" Uno di voi mi tradirà!" ha un diverso impatto nei discepoli, un impatto che Leonardo bene evidenzia grazie alla teoria dei moti dell'animo e degli studi di fisiognomica.
Dopo tale analisi la conferenza si è conclusa con la sottolineatura delle valenze spirituali del dipinto che veniva contemplato, con la grande Crocefissione di Donato Montorfano, dai frati mentre in silenzio consumavano il pasto quotidiano.
Una valenza che ancora oggi, per il credente, è attuale: il sacrificio incruento di Gesù nel momento della istituzione della Eucarestia, portato a compimento con la sua morte sulla croce.
a cura di ANNA RODA