La Malattia di Parkinson è conosciuta principalmente per i suoi sintomi legati al movimento e al suo progressivo depauperamento, ma in realtà la Malattia può condurre alla demenza, con un drammatico declino delle abilità cognitive e dell’autonomia del paziente. Circa il 50% dei pazienti diagnosticati entro i primi dieci anni della malattia di Parkinson, possono sviluppare una forma di demenza. I ricercatori stanno quindi cercando di capire il perché di questa degenerazione e perché colpisca solo una parte dei pazienti. Un recente studio uscito su Brain si focalizza su due fattori chiave: l’infiammazione cerebrale (detta anche neuro infiammazione) e lo sviluppo cerebrale di una proteina denominata tau. La Neuro infiammazione, una risposta immunitaria all’interno del cervello, che se lavora correttamente risulta un fattore di protezione, può in taluni casi rilasciare pericolosi sotto prodotti chimici che aggrediscono i neuroni arrivando ad ucciderli e causando una comunicazione inefficace tra le cellule cerebrali sino a colpire le capacità cognitive. La proteina tau, quando si accumula eccessivamente, arriva a rendere difficoltoso il processo di trasporto dei nutrienti cellulari, arrivando così ad uccidere le cellule cerebrali.
Entrambe i processi possono contribuire ad una progressiva perdita di cellule cerebrali e collegamenti sinaptici che finiscono per impoverire il processo cognitivo e favorire lo sviluppo della demenza. Tuttavia non è ancora chiara la relazione tra questi due fattori e lo sviluppo della demenza nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson.
Risultati dello studio
Lo studio ha coinvolto 31 pazienti recentemente diagnosticati con la malattia di Parkinson e 19 non colpiti dalla Malattia. Utilizzando specifici scans (PET scans) ed esami del sangue, i ricercatori hanno rilevato per tutti i pazienti per le infiammazioni cerebrali e l’accumulo della proteina tau.
I ricercatori hanno inoltre valutato il rischio potenziale di sviluppo della demenza per i pazienti, valutando le capacità visivo-motorie e il richiamo verbale. Basandosi sui risultati ottenuti, i ricercatori hanno diviso ì pazienti in due gruppi in base al rischio potenziale di sviluppo della demenza.
E’ così risultato che i pazienti con più alto rischio di sviluppo della demenza hanno mostrato un numero significativamente più elevato di infiammazioni in varie regioni del cervello a confronto con coloro i quali avevano mostrato un rischio minore e soprattutto non avevano sviluppato la Malattia. A completamento dell’indagine è stato anche somministrato un test cognitivo (ACE-III), dove le infiammazioni sono risultate correlate a bassi punteggi nel test. In pratica la presenza di marker infiammatori ha confermato la presenza di un elevato numero di neuro infiammatori.
Interessante il fatto che durante l’accumulo della proteina tau, non emerga un declino delle capacità cognitive. Tuttavia permane il fatto che lo studio ha rilevato che in presenza di numerosi neuro infiammatori si osservava anche un accumulo elevato di tau, soprattutto nel gruppo ad alto rischio di declino cognitivo.
I pazienti colpiti da Malattia di Parkinson hanno raggiunto risultati peggiori nel test cognitivo ACE-III comparandoli con quelli raggiunti dalle persone non colpite dalla Malattia. Persino nel gruppo affetto dalla Malattia I risultati del test sono risultati peggiori di quelli senza Malattia. E’ stato anche rilevato che non risultano esserci differenze determinate dall’età, dal genere o dalla quantità di medicine ingerite dal paziente nel corso della Malattia.
In sintesi è possibile affermare che le neuro infiammazioni sono evidenti negli stadi precoci della Malattia di Parkinson e possono risultare efficaci nel determinare chi potrà essere colpito da demenza. D’altra parte, l’accumulo della proteina tau nelle fasi di esordio della Malattia non sembra essere correlata a rischi di demenza.
Elementi salienti
- Lo studio ha coinvolto 31 pazienti recentemente diagnosticati con la Malattia di Parkinson e 19 pazienti della stessa età. Ma senza diagnosi della Malattia. Il gruppo con diagnosi della Malattia di Parkinson a sua volta suddiviso in due gruppi, ad alto e basso rischio di sviluppare la demenza;
- Pazienti con il Parkinson hanno performato peggio nel test cognitivo loro somministrato (ACE-III) confrontato con i risultati ottenuti dai pazienti non affetti dalla malattia di Parkinson.
- Utilizzando degli speciali scan cerebrali (PET scans) e dei markers, i ricercatori hanno investigato sulla presenza di infiammazioni e accumulo di proteina tau.
- Pazienti con maggiore rischio di sviluppo della demenza hanno mostrato più neuro infiammazioni, distribuite in varie regioni del cervello confrontati con quelli a più basso rischio e senza malattia di Parkinson.
- Le neuro infiammazioni sono state poi messe in relazione con i bassi risultati nel test cognitivo somministrato (ACE-III).
Cosa emerge da questo studio?
Questo studio dimostra che le neuro infiammazioni possono essere delle concause della demenza nello sviluppo della malattia di Parkinson. Quindi le neuro infiammazioni possono essere un utile bio marker per identificare chi, tra i malati di Parkinson, può più facilmente sviluppare la demenza. Questo apre anche la porta alla possibilità di cure mirate sulle neuro infiammazioni, che possibilmente prevengano o rallentino l’insorgere della demenza per soggetti malati di Parkinson. Ci sono già disponibili numerosi antiinfiammatori già utilizzati per altre terapie, che possono essere dirottate su pazienti a rischio di sviluppo della demenza da Malattia di Parkinson. Rimane comunque vero che ci vorranno alcuni anni prima di disporre di farmaci specifici che riducano o trattino la demenza da Parkinson.
E’ quindi importante il supporto di specialisti per rilevare lo sviluppo di perdita delle capacità cognitive e, ancorché non curabili, possano almeno essere monitorate e contrastate.