La Malattia di Parkinson si sviluppa a seguito della graduale perdita dei neuroni che producono la dopamina che è cruciale per i nostri movimenti, l’umore e l’ottimismo. Tra i vari filoni di ricerca che hanno interessato la perdita di neuroni, è stata ricompresa anche quella delle cellule staminali, usando tessuti potenzialmente trasformabili in neuroni dopaminergici. Tuttavia precedenti studi sull’uso delle cellule staminali nella Malattia di Parkinson, hanno fornito risultati variabili e piuttosto poco promettenti.
Un nuovo filone di potenziali studi è ora rappresentato dall’uso di cellule staminali pluripotenti (iPS) in combinazione con staminali embrioniche (hES). Questo tipo di staminali hanno la caratteristica unica di poter evolvere in qualsiasi tipo di cellula offrendo, potenzialmente, una illimitata capacità di trasformarsi in neuroni della dopamina che possono sostituire quelli persi a causa della Malattia di Parkinson.
Gli scienziati hanno studiato la potenzialità di queste cellule nel trasformarsi in terapie efficaci e sicure che possano un giorno alleviare i sintomi della Malattia di Parkinson.
Due nuovi trials clinici, (Phase 1 e 2), entrambi pubblicati da Nature, hanno studiato ì potenziali benefici di trapiantare cellule produttrici di dopamina derivanti da una tipologia specifica di staminali:
- Il primo studio, condotto in Giappone, ha indagato le cellule derivanti dal sangue di adulti sani;
- Il secondo studio, condotto negli USA e Canada, ha utilizzato una cellula embrionale umana (hES) già sviluppata dal 1998.
Questi studi hanno coinvolto un totale di 19 pazienti (7 iPS e 12 hES) colpiti dalla Malattia di Parkinson.
Risultati dello studio
Il principale focus di questi studi, è stato quello di monitorare la sicurezza dell’approccio e di controllare le potenziali problematiche che si presentassero nei successivi 18/24 mesi dall’impianto.
Inizialmente i risultati erano stati incoraggianti e non sono state rilevate avversità al trapianto delle cellule, Le Risonanze Magnetiche effettuate successivamente avevano mostrato che non emergevano segnali tumorali dalle cellule trapiantate.
Oltre alla sicurezza, i ricercatori hanno osservato qualsiasi cambiamento che si manifestasse nei sintomi provati dai pazienti e nella capacità del loro cervello di produrre dopamina. La maggior parte dei pazienti ha continuato a usare le medicine anti-Parkinson.
- Per quei pazienti che avevano ricevuto cellule da cellule iPS e una dettagliata analisi, si è manifestata una significativa riduzione e miglioramento nei sintomi relativi ai movimenti. .
Dopo aver ottenuto risultati discutibili, questa ricerca sembra promettere risultati significativi
- Per quei pazienti che avevano ricevuto cellule da cellule hES i ricercatori rilevavano segnali positivi sull’efficacia della terapia utilizzata.
Questi sono chiaramente dei segnali positivi deboli che dovranno essere replicati per confermare i risultati ottenuti.
Elementi salienti
- Due ricerche hanno coinvolto 19 pazienti affetti dalla Malattia di Parkinson, applicando cellule staminali che potessero potenzialmente evolvere in cellule neurali nella zona del cervello denominata putamen.
- Entrambe gli studi hanno utilizzato cellule staminali stabili, implicando che non c’era stato coinvolgimento di nuovi tessuti.
- Entrambe gli studi hanno mostrato, nella maggior parte dei pazienti, un miglioramento nei sintomi parkinsoniani del movimento.
- Le TAC cerebrali hanno mostrato una crescente attività nell’area del cervello dove erano state impiantate le staminali, suggerendo che le staminali erano non solo sopravvissute ma anche potenzialmente funzionanti. Lo studio sulle cellule iPS ha rivelato una crescita media del 44.7% nella produzione di dopamina rivelando una crescita ancora maggiore aumentando ulteriormente le dosi di staminali.
- Infine nei 18 mesi successivi al test, non sono stati trovati tumori o altri effetti collaterali.
Considerazioni finali
Complessivamente il risultato di questi studi è quello di aver dimostrato che si possono condurre studi sulle staminali senza particolari problemi o pericoli. Inoltre gli studi suggeriscono la possibilità di usare positivamente le staminali nei trattamenti contro i sintomi della malattia di Parkinson. Tuttavia saranno necessari numerosi altri studi per poter affermare che le cellule staminali siano un rimedio pienamente efficace contro lo sviluppo del Parkinson.
Infine, mentre questi studi hanno riaperto la porta a nuovi e più ampi studi sull’uso delle staminali nel trattare la malattia di Parkinson, è importante ricordare che l’uso delle staminali è focalizzato solo sui sintomi del movimento e potranno quindi avere effetto solo in questo ambito. Questo rimane comunque un territorio promettente nell’ambito del contrasto alla malattia di Parkinson e ai suoi sintomi.